Cara Cinema Fermo Posta,
questa è la seconda lettera che ti scrivo e questo ti dimostra la mia incrollabile fede nel potere taumaturgico del cinema (e, aggiungerei, dei libri). Ho scritto “incrollabile fede” e già con questo ti anticipo il mio problema. Sono troppo ingenua, mi fido, ho una mente e un sentire da fanciulla nonostante l’età. Scherzando mi definisco “Biancaneve”, ma c’è poco da scherzare. Sono inguaribilmente romantica (troppo), innamorata dell’amore (troppo), quindi preda degli schiaffoni della vita. Come faccio a farmi crescere un po’ di pellaccia, che a quanto pare serve?
Tua,
Biancaneve
Cara Biancaneve,
che bello ricevere ancora posta da te! Questa lettera mi è piaciuta moltissimo, e uno dei motivi è banale, ovvero che mi sento molto vicina a te in questa tua inguaribile ingenuità. Per anni ho desiderato anch’io farmi crescere una pellaccia, e non solo e non principalmente nelle questioni d’amore. Le prese in giro, nonché l’abitudine altrui ad approfittarsi in amicizia, sono state un problema nella mia gioventù. In seguito, però, se non sono mai riuscita a cambiare la mia natura – esiste qualcuno che riesce in questa impresa? – ho trovato il modo di usarla a mio favore. Prima di tutto, una sana cautela all’inizio delle conoscenze ho imparato a impormela razionalmente, siamo sensibili ma non sceme e questo, almeno, si può fare; ma non è questa la parte più importante del mio consiglio per te. Una forte sensibilità non può essere spenta, ma, nella mia esperienza, può diventare quasi un super potere: quelle stesse caratteristiche che ti condannano a essere ferita per sempre dalle delusioni e dai modi bruschi, possono guadagnarti una lealtà e una gentilezza insperate da persone che non sono, come dire, esattamente corrette con tutti. Ma perché succeda devi imparare prima di tutto a concedere a te per prima quella fiducia che riservi agli altri. Non ascoltare i consigli noiosi e paternalisti delle persone amiche, quella è forse l’unica cosa di cui ho imparato effettivamente a diffidare: anche quando in buona fede, le esortazioni altrui a “essere meno buona” o a “farti furba” sono nel 99,9% dei casi delle proiezioni dei problemi di chi parla. Probabilmente l’amica o l’amico che ti fa questi discorsi manca della tua sensibilità e capacità di intuire la natura umana, nonché del tuo saper farti voler bene, e ti invidia queste caratteristiche assieme alla tua spensieratezza. Tu segui il tuo istinto con decisione e fino in fondo, apriti con trasparenza alle conoscenze più disparate che, per qualche motivo, ti incuriosiscono, e, così facendo, acquisirai sempre più sicurezza e scoprirai di saper individuare quasi sempre se la persona che hai davanti è davvero pericolosa per te oppure, in pochi casi, pur senza capirlo, riuscirai a disinnescarla. Per chiarirti definitivamente questo concetto, ovviamente, è necessario un film: “Hold Back the Dawn” (in italiano “La porta d’oro”), piccola delizia del 1941 diretta da Mitchell Leisen, un regista cui l’ultima edizione del Cinema Ritrovato di Bologna ha dedicato un’intera retrospettiva. La sceneggiatura di “Hold Back the Dawn”, basata sul romanzo omonimo del 1940 di Ketti Frings, è stata scritta addirittura da Billy Wilder e Charles Brackett, assieme a Richard Maibaum e Manuel Reachi, e vede Olivia De Havilland nel ruolo dell’ingenua vincente Emmy Brown, che pare quasi sia stato inventato per lei, tanto è perfetta. A ingannarla inizialmente, per poi finirne incantato, abbiamo Charles Boyer, per caso due volte di fila su questa rubrica in uno dei suoi ruoli più riusciti, il playboy che pare incorreggibile e invece si redime grazie a una donna. Il film si apre proprio su Georges Iscovescu – questo il nome del personaggio di Boyer, di origine romena – che racconta la sua storia al regista della Paramount Dwight Saxon, interpretato dallo stesso Mitchell Leisen (anche “Hold Back the Dawn” ovviamente è una produzione Paramount). Il resto della trama non te lo racconto, ti ho detto già troppo, quindi aggiungo solo che troverai nel cast anche Paulette Goddard in un ruolo cui non è nuova, nonché una Veronica Lake non accreditata. Il film è dolcissimo, un po’ più di quel che generalmente riesco a tollerare io, che sono un’amante della commedia leggera, ma in questo caso mi sono ritrovata coinvolta, forse perché non arriva mai a diventare stucchevole, ma anche e soprattutto per il talento di Olivia De Havilland. Fai caso alla sua interpretazione, se è bravissima in tutti i suoi film, qua riesce a sorprendere e commuovere, dapprima per la sua dolcezza e apparente fragilità, poi per la dignità e la forza che tira fuori. Prova a ispirarti a lei e non sbaglierai. Poi fammi sapere!
La tua affezionatissima,
Cinema Fermo Posta


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