Cara Cinema Fermo Posta,
ti scrivo per farti una domanda che mi porto dietro da un po’. Penso che ti farà piacere sapere che tutto è nato da due film che ho visto a distanza ravvicinata (un miracolo, dal momento che mi è spesso difficile trovare tempo e testa per il cinema): il primo è “The Life of Chuck”, il secondo “A Big Bold Beautiful Journey”. Il primo mi è piaciuto così tanto che, arrivata ai titoli di coda, mi sono sciolta in lacrime (complice anche la colonna sonora); il secondo è una terribile occasione mancata, a mio avviso, nel senso che l’idea è buona ma la sceneggiatura mi è sembrata proprio trita. I due film non hanno granché in comune, però su un punto si incontrano: entrambi ci chiedono, che vuol dire essere felici? Che cosa ci rende felici? E quindi ecco che, da quando li ho visti, ho iniziato a farmi lo stesso tipo di domanda. In “A Big Bold Beautiful Journey”, poi, il personaggio di Margot Robbie fa una distinzione tra “to be happy” e “to be content” (dopo una conversazione-epifania con la madre), e questa mi è parsa una di quelle sfumature che oggi si è largamente persa per strada per molti di noi. Di nuovo mi sono chiesta: ha ragione il personaggio di Robbie a concordare con la madre, che le dice che si può impazzire cercando di essere felici, ma che si può (e in una certa misura si deve) puntare alla contentezza? Me ne rendo conto, non sono domande con facili risposte esaustive. Cerco di essere più pragmatica e riformulo così il mio quesito per te: mi sapresti consigliare un film che faccia riflettere sulla ricerca della felicità, sul significato di questa ricerca e sulle forme che questa può prendere? Penso che mi piacerebbe scoprire punti di vista diversi, temporalmente o magari persino geograficamente. Non cerco necessariamente risposte, più che altro un modo per continuare la riflessione.
Ti ringrazio in anticipo e ti mando tanti saluti da oltralpe,
Gaia (quella della newsletter Paltò)
Carissima Gaia,
chiariamo una cosa, qua i film li consiglio io! Scherzo ovviamente, e mi scuso se non sono in grado di entrare nel merito dei due titoli di cui mi parli, ma non ho visto nessuno dei due e dunque me li segno, grazie. Venendo alla questione che mi poni, se chiedi a me, la differenza tra felicità e contentezza è grande, altro che sfumatura. Se la felicità è fatta di attimi di euforia, il quieto appagamento di una persona contenta può accompagnarla, se è fortunata, anche per una vita. Personalmente, però, non ritengo che si tratti di condizioni alternative, tra le quali si deve fare una scelta, o quantomeno io non voglio farla e penso si debba, in generale, puntare a prendersi tutto. Peraltro felicità e contentezza non sono sempre slegate: poche ore di gioia o di piacere intenso possono poi rimanere all’interno di qualcuno come un bagaglio pacifico e sereno sufficiente per anni. Ho pensato a lungo al film da consigliarti, e alla fine ho optato per “Breve incontro” (“Brief Encounter”), del 1945, scritto da Noël Coward, Anthony Havelock-Allan, Ronald Neame e David Lean e diretto da David Lean. In questo film inglese sorprendentemente delicato, basato sul testo teatrale “Still Life” di Noël Coward del 1936, assistiamo all’incontro tra Laura Jesson (Celia Johnson) e Alec Harvey (Trevor Howard), due persone calme, riservate e di aspetto ordinario, le quali conducono vite ordinate, serene e tranquillamente appaganti. Tutti i giovedì Laura va a Milford per un giro dei negozi e un cinema diurno da sola (peraltro la mia passione), e nel corso di una di queste gite, alla stazione, s’imbatte in Alec che, nello stesso giorno, lavora come medico all’ospedale locale. Tutti e due felicemente sposati con figli, in questa sorta di zona franca rispetto ai rispettivi ambienti di appartenenza, i due si avvicinano naturalmente… ma con la trama la finisco qui. Il punto è che questa è la storia di due persone contente che si trovano improvvisamente un’occasione di felicità a portata di mano. Neanche l’afferrano bene, la sfiorano soltanto, eppure questo cambia tutto, nelle loro vite. O è soltanto un momento? Ti devo dire che “Breve incontro” mi ha incantata, perciò te lo consiglio a prescindere, ma trovo anche che, in questo racconto di un piccolo miracolo come un innamoramento inaspettato tra due persone normali, che non stanno cercando niente, in questa gioia di quelle che non guardano in faccia a nessuno… sia racchiusa una scintilla che potrebbe fare da innesco per la riflessione ispirata che mi chiedi. Fammi sapere se funziona!
Ti abbraccio, tua
Cinema Fermo Posta


Lascia un commento