Cara Cinema Fermo Posta,
c’è un dilemma che, nonostante l’ormai età, continua a perseguitarmi: bisogna essere sinceri con gli amici o il nostro amore si manifesta aiutando gli altri a sentirsi forti e, quindi, in condizione di uscire dalle secche in cui a un certo punto ci areniamo tutti? Insomma, all’amica che sta con un ceffo infedele, a quella che beve un po’ troppo, a quella che si è fatta i capelli rossi a spazzola e a quella con i nervi a pezzi conviene accennare al problema – gentilmente eh – o le Vere Amiche stanno accanto, sorridendo nei secoli dei secoli, pronte a raccogliere e a consolare? L’esperienza mi suggerisce una cosa, il cuore un’altra. Io, giuro, non ci ho capito nulla. Il cinema cosa dice?
Tua devota,
Cristina
Carissima Cristina,
grazie per questa lettera. Il tema dell’amicizia è sempre il mio preferito, ed è sconfinato nella sua complessità, tanto che anch’io, che pure nelle relazioni amicali metto tutto l’impegno, l’amore e le riflessioni che posso, mi ritrovo spesso dilaniata dai dubbi. Questo nonostante quella che tu giustamente chiami “l’ormai età”! Quando ho problemi con una persona amica sviscero la faccenda con altre amiche e amici, non solo a cena o all’aperitivo, ma anche tramite una profusione di lettere, messaggi scritti e vocali, e se ne esco, ne esco grazie a loro. Ma oggi la parte dell’amica salvifica spetta a me: guarda caso, conosco perfettamente la risposta alla tua domanda, e il modo migliore per comunicartela ovviamente è un film, del 1993, “Sleepless in Seattle” (in italiano purtroppo “Insonnia d’amore”), scritto da Nora Ephron, David S. Ward e Jeff Arch e diretto da Nora Ephron. Qualcuno forse obietterà che non è l’amicizia il tema di questa commedia romantica per cinefili, che tratta della nostalgia di un tipo di amore mai vissuto, quello del cinema classico hollywoodiano: tu non vuoi essere innamorata, vuoi essere innamorata in un film, dice a un certo punto Becky (Rosie O’Donnell) ad Annie (Meg Ryan). Io dico, invece, che a ben guardare il rapporto tra Annie, la protagonista innamorata di un uomo sconosciuto di cui ha sentito la voce alla radio, e la sua migliore amica Becky è il cuore di questo film. Stravaccate sul divano a piangere davanti a Cary Grant e Deborah Kerr in “An Affair to Remember” di Leo McCarey (di nuovo, purtroppo in italiano “Un amore splendido”), le due amiche convengono che gli uomini non capiscono mai questo film, e quando Annie perde la testa e scrive una lettera all’Insonne di Seattle, lo sconosciuto della radio, e in seguito parte addirittura per la sua città per andarlo a conoscere, è Becky la sua complice, onnipresente al telefono con lei. Ah, quei bei telefoni col filo in cui Meg si avvoltolava! Per non parlare dei suoi pigiami cinematografici, ma non facciamolo, davvero, non parliamone perché ci vorrebbe un post a parte e sarebbe lunghissimo, come la corrispondenza tra me e una delle mie migliori amiche sul tema. Tornando a Becky, senza di lei la folle avventura sentimentale di Annie, che la porta fino a casa dell’insonne Sam (Tom Hanks) non sarebbe mai potuta esistere, insomma, non si può fare la stalker sentimentale così, senza qualcuno cui raccomandarsi non devi mai dire a nessuno tutto quello che ho fatto, una delle citazioni preferite mia e dell’amica di cui sopra. Serve un’amica per accompagnare le missioni più azzardate, incoraggiare a realizzare i sogni, piangere e ridere sul divano nel percorso, e una Vera Amica, dato che me lo chiedi, cara Cristina, non può smontarti dicendoti che è assurdo che tu scriva lettere a uno che non hai mai visto, prenda un aereo solo per vederlo, salga sull’Empire State Building il giorno di San Valentino come in quei film. La Vera Amica non deve mai dire a nessuno tutto quello che hai fatto. Penso di essere stata chiara. Ma “Sleepless in Seattle” non è da vedere soltanto a scopi terapeutici, chi apprezza la scrittura brillante semplicemente non può che amare la sceneggiatura della Ephron, piena di umorismo e di scambi memorabili – ho letto su una rivista che è più probabile essere uccisa da un terrorista che sposarsi dopo i quarant’anni, questa gliel’ha poi rubata Nancy Meyers per “The Holiday” con una piccola, irritante modifica – e poi c’è una scena esilarante improvvisata da Tom Hanks, Victor Garber e Rita Wilson sui film da uomini e film da donne in cui si contrappone “Un amore splendido” a “Quella sporca dozzina”. Ci sono As Time Goes By in apertura, Rob Reiner nel ruolo dell’amico Jay che spiega a Sam come sono cambiate le relazioni sentimentali e i corteggiamenti nel tempo, il piccolo Jonah (Ross Malinger), il figlio ottenne di Sam, che risponde alla lettera di Annie, sale su un aereo da solo e si prende spesso la scena – la Ephron forse un po’ spietatamente aveva sostituito l’attore precedente durante le riprese, ma a giudicare dai risultati come biasimarla? Due postille. La prima è che “An Affair to Remember”, del 1957, è il primo remake del bellissimo “Love Affair” (“Un grande amore”, 1939), sempre di Leo McCarey, con Charles Boyer e Irene Dunne, che ho visto di recente e nella sua leggerezza ironica, certo anche per merito dei due geniali protagonisti, mi è piaciuto più dell’originale. La seconda è che quando sono stata in visita a New York nel 2022 volevo salire sull’Empire State Building ma sono stata praticamente aggredita per strada da una tizia urlante dello staff, che ha cercato invano di vendermi il biglietto, il cui costo si aggira ormai attorno ai 70 dollari: ho pensato che al giorno d’oggi perfino Cary Grant, Deborah Kerr, Charles Boyer, Irene Dunne, Tom Hanks e Meg Ryan sarebbero rimasti single.
Un abbraccio e fammi sapere, tua
Cinema Fermo Posta
P. S. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa Martina di Chimere di questo scambio sull’amicizia, lei che di recente ha scritto un bellissimo articolo in merito.


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