Drammaturgia, fobie della carne e altre crisi esistenziali prima di cena/“De grønne slagtere”

Cara Cinema Fermo Posta,
ti confesso cosa ha tenuto il mio analista occupato per sei anni e il mio portafoglio vuoto: faccio teatro! Inoltre, per aumentare la mia indigenza, ho il desiderio di portare in scena una pièce ambientata nel retrobottega di una macelleria. Il protagonista? Un macellaio affetto da una paralizzante fobia dei coltelli. Una specie di Amleto della carne trita, incapace di decidere se affettare o non affettare. Praticamente una pantomima ideale da gustarsi prima di cena, ammesso che a qualcuno resti l’appetito dopo aver contemplato la mortalità cosmica che si cela dietro un filetto di manzo. E poi, parliamoci chiaro, quel bancone nasconde misteri che farebbero vacillare persino Jack The Ripper. Prendiamo le spezie: esistono davvero? E, soprattutto, servono veramente? Aiutami a dare un senso un tantino più saporito all’assurdità della vita. Decidi tu se usare o meno le spezie.

Con affetto,

Giovanna Manfredini
https://giomanfredini.substack.com/

Carissima Giovanna,
la nostra generazione è quella dei portafogli svuotati – per una buona causa, certo – dagli analisti, se poi tu vivi di teatro, ci credo che ti sogni una macelleria… A parte la fame, però, mi pare di percepire altro nella tua lettera, come un senso di inadeguatezza alla vita. Perché il tuo Amleto della carne trita dovrebbe fare proprio il macellaio, se ha la fobia dei coltelli? Probabilmente il punto è proprio questo: il riscatto di un disadattato. Ti sembrerà incredibile, ma c’è un film che sembra uscito dritto dalla tua immaginazione: “De grønne slagtere”, scritto e diretto dal regista danese Anders Thomas Jensen nel 2003 e mai uscito, ahimé, in Italia, dove un titolo fedele sarebbe stato “I macellai verdi” (non ti fa già ridere?). Io l’ho scoperto una quindicina di anni fa e credo di poter affermare di non avere mai smesso di ridere delle atmosfere, delle battute e soprattutto dei due geniali protagonisti di questa commedia nera, Svend (Mads Mikkelsen) e Bjarne (Nikolaj Lie Kaas). I due lavorano alle dipendenze di Holger (Ole Thestrup), il proprietario di una macelleria, che li tratta amichevolmente come due deficienti. Effettivamente né Svend né Bjarne brillano per le capacità di adattamento al consesso umano, infatti il film si apre su di una scena in cui, se il primo si rivolge alla propria compagna con toni insolitamente bruschi, il secondo rifila un calcio in uno stinco a una ragazza che gli è stata appena presentata. Bjarne colleziona scheletri di animali e Svend sfoggia un taglio di capelli ineffabile (cui peraltro Mads Mikkelsen si è sottoposto sul serio, pur di non indossare una parrucca). E questo non è ancora niente, come scoprirai proseguendo con la visione… Eppure, pur coi limiti caratteriali – eufemismo del secolo – e le stravaganze che li caratterizzano, Svend e Bjorne, entrambi orfani e vittime di traumi e abbandoni, troveranno il modo di riscattarsi grazie alla macelleria che aprono assieme. Certo, cara Giovanna, la storia della loro rivincita non è proprio quella di un John Doe di Frank Capra, è giusto un filino più cruenta… ma sospetto che li prenderai in simpatia. O almeno, a me è successo così, e ho subito voluto bene anche a Jensen, era inevitabile se pensi che si tratta di un film ricco di follia e arti mozzati, con una scenografia pazzesca (di Jacob Wirth Carlsen) e una magnifica fotografia cupa (di Sebastian Blenkov), intriso di umorismo grottesco scandinavo – non saprei in che altro modo chiamarlo, l’ho trovato in Lars Von Trier, Thomas Vinterberg e il mio amico Aki Kaurismäki – che racconta una storia di adorabili emarginati. Anders Thomas Jensen ha diretto anche l’interessante “Luci intermittenti” (“Blinkende lygter”, 2000), meno folle ma con diversi punti in comune coi Macellai Verdi, il più ambizioso e molto bello – ma meno buffo, ammettiamolo – “Le mele di Adamo” (“Adams æbler”, 2005), “Riders of Justice” (2020), il recente “Mio fratello è un vichingo” (“Den sidste viking”, 2025), uscito il mese scorso in Italia, nonché “Mænd & høns” – uomini e polli – uscito nel 2015 e mai arrivato in Italia, che ancora mi manca, ma voglio procurarmi soprattutto perché sospetto sia una commedia nera molto simile a quella che ti ho appena consigliato. Che altro dirti? Magari non spararti “De grønne slagtere” prima di cena, ma spero lo guarderai presto e mi farai sapere che cosa ne pensi, in particolare di quel che si cela dietro al rapporto dei diversi personaggi con la carne e gli scheletri, simboli che rimandano a una quantità enorme di significati. Ma voglio sapere anche e soprattutto se ti sarai divertita, senza dover stare a spiegarci il perché: è questa la mia cura per insaporire l’assurdo della tua vita e non solo mandarlo giù, ma perfino gustarlo.

Ti abbraccio forte, tua

Cinema Fermo Posta

P. S. Quasi dimenticavo: le spezie sono fondamentali… presto capirai!


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