Cara Cinema Fermo Posta,
innanzitutto complimenti per la tua rubrica, ti seguo sempre ma è la prima volta che ti scrivo. Ho purtroppo un grave problema di cuore che, neanche a farlo apposta, ha a che vedere con il cinema. Tutto è cominciato qualche mese fa quando ho deciso di approfondire la filmografia di Dirk Bogarde adducendo come giustificazione il mio desiderio di conoscere meglio il cinema inglese degli anni ‘50, ma detto fra noi, Cinema Fermo Posta, s’è mai vista una donna che si accosta a un film di Bogarde perché vuole conoscere meglio il cinema inglese? Ecco, le avvisaglie del disastro c’erano già tutte. Comunque, da allora ho perso qualunque interesse per gli uomini del mondo reale che mi appaiono tutti insipidi, noiosi, ordinari e soprattutto con occhi dalle dimensioni troppo piccole in confronto ai personaggi interpretati da Bogarde. Come se non bastasse, inspiegabilmente vengo corteggiata solo da uomini etero. Niente contro la categoria, ci mancherebbe, ma capisci bene che se una elegge i personaggi di Bogarde a suoi ideali di uomo essere etero non può in nessun caso essere una caratteristica accettabile. Così da mesi, purtroppo, sono attanagliata dalla frustrazione e dal senso di colpa perché continuo a respingere uomini buoni e gentili colpevoli solo di non riuscire a manipolarmi psicologicamente in maniera subdola come Hugo Barrett ne “Il servo” (a onor del vero ammetto che qualche manipolatore mi è capitato, ma tutti dilettanti che ho sgamato subito, nessuno è riuscito a farmi precipitare in una spirale di dipendenza e degenerazione). Mi invitano ad andare al cinema, ad andare a ballare, ad andare al ristorante ma nessun uomo mi invita a barricarmi con lui in un appartamento, noi due contro il mondo, a razionare il poco cibo disponibile come ne “Il portiere di notte”. Dimmi la verità, Cinema Fermo Posta, sono gli uomini che sbagliano o sono io che chiedo troppo? A questo punto temo che non mi resti che aspettare di avere 80 anni e sperare di incontrare un uomo più giovane morbosamente interessato al mio testamento come ne “La poltrona vuota”, ma diventare una ricca donna anziana in grado di attirare fascinosi profittatori senza scrupoli sarà possibile, in questa economia? In attesa della tua risposta (che so già che sarà illuminante e confortante), ti ringrazio per avermi concesso questo spazio per dare voce al mio dolore.
Fragolina Triste 89
Cara Fragolina Triste 89,
prima di tutto voglio rispondere alla tua prima domanda: ovviamente, sono gli uomini che sbagliano. Posta questa premessa imprescindibile, vorrei che tu sapessi che non sei sola: tutte noi appassionate del cinema di qualche decade fa ci guardiamo attorno e riscontriamo una grave carenza di quegli uomini sofisticati, ironici e un po’ ambigui cui sappiamo in cuor nostro di essere destinate. Pensa a Charles Boyer, per esempio, che praticamente è stato la mia rovina fin da ragazzina, quando mi sono innamorata di lui in “Cluny Brown” di Lubitsch e non sapevo neppure come si chiamasse, ma l’ho consacrato subito a mio ideale romantico per il modo in cui, grazie a quel suo eloquio colto e arguto, riusciva a non lavorare mai e stare simpatico sempre a tutte e tutti. Si faceva perfino passare da intellettuale impegnato politicamente, e quando si prendeva gioco di qualcuno era così gentile da farlo in modo tanto sottile che quello non era in grado di accorgersene. Che meraviglia! Ultimamente, cara Fragolina, ho dovuto pure scoprire il suo accento originale, per cui, ecco, non me ne parlare! Comprendo bene la tua disperazione. Purtroppo viviamo in un mondo di zotici. Riguardo il tuo Bogarde, “Il servo” di Joseph Losey e “Il portiere di notte” di Liliana Cavani sono due classici di cui conservo religiosamente una copia in dvd nella mia libreria, dunque ho ben presente la manipolazione di cui parli. Ma veniamo alla terapia da somministrarti. Ho pensato di risponderti con un bellissimo film di Woody Allen che va dritto al cuore del nostro problema, “La rosa purpurea del Cairo”, ma non mi piace essere così didascalica, inoltre trovo che sarebbe una cura poco efficace. Poi mi è venuto in mente che qualche anno fa, nel corso di una mia immersione nella filmografia di Olivia De Havilland, mi sono imbattuta in una deliziosa screwball comedy del 1937, “Avventura a mezzanotte” (“It’s Love I’m After”), di Archie L. Mayo, per l’appunto con Olivia, Bette Davis e soprattutto… Leslie Howard! Il quale io colpevolmente identificavo con quell’insipido Ashley di “Via col vento”, al tempo: a volte la mia ignoranza è abissale. In ogni modo, nel film – basato sul racconto “Gentlemen After Midnight” di Maurice Hanline e sceneggiato da Casey Robinson – la giovane e ingenua Marcia West (Olivia De Havilland) si “innamora” a prima vista del grande attore di teatro Basil Underwood (Leslie Howard) e si presenta nel suo camerino, colma di adorazione, dopo aver assistito alla sua interpretazione di Romeo. La Giulietta che lo affianca è, peraltro, la fidanzata di lunga data di Basil, Joyce Arden (Bette Davis). I due attori, entrambi vanitosi, egocentrici e parecchio simpatici, sono stati sul punto di sposarsi per ben undici volte e hanno una relazione tanto burrascosa quanto esilarante per lo spettatore. Marcia, a sua volta, è fidanzata con Henry Grant (Patrick Knowles), che non prende affatto bene la sua sbandata per Basil. Tentando di dissuadere Marcia, Henry chiede a Basil di mostrarsi con lei maleducato e borioso, di fatto aggravando l’infatuazione della ragazza per lui e dando luogo a una serie di equivoci a catena. Oltre che divertentissimo e ben scritto, mi pare che “Avventura a mezzanotte” sia il film adatto a farsi passare per sempre la voglia di accompagnarsi a un attore inglese magrolino, vanitoso e innamorato di sé stesso, oltre che deceduto, cara Fragolina. A meno, ehm, di non soffermarsi sui boccoli di Leslie Howard e, a seguito di ciò, approfondire il personaggio tanto da scoprire che era anche uno scrittore – pubblicato sul New Yorker! – e un intellettuale profondamente anti nazista* , sulla cui prematura morte misteriosa sono state formulate più teorie. Ops! Non l’ho fatto apposta.
Un abbraccio forte e in bocca al lupo, tua
Cinema Fermo Posta
* Sul serio o come il personaggio di Boyer? Mi sono chiesta io, ma questo è il mio problema, non il tuo.


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