Gettar via furioso/“L’uomo senza passato”

Cara Cinema Fermo Posta,
una delle mie perversioni è quella di provare soddisfazione e gusto nell’eliminare le cose. Che si tratti di comune spazzatura, vecchi abiti e scarpe, vecchie bollette, biglietti del treno, soprammobili o qualsiasi cosa che ritengo ormai inutile, provo un godimento spropositato nell’ eliminarli, gettandoli nella spazzatura oppure dandoli a qualcuno per il riciclo. Quando sono un po’ depressa, mi tiro su cercando nei cassetti di casa qualcosa da buttare e confezionando un sacchetto che vado a gettare subito nei bidoni della spazzatura. Dopo mi sento leggera e come liberata di un peso. Sono spesso stata rimproverata dalle mie figlie per aver gettato via vecchi giocattoli a cui loro, seppure ormai adulte, erano ancora affezionate. Talvolta anche io stessa mi sono pentita della mia furia “rottamatrice” e ho rimpianto qualcosa che avevo eliminato. Ma non ci posso fare niente, quando mi prende l’impulso, non ce la faccio a resistere, e più le cose che elimino sono state importanti nel passato, maggiore è il godimento nel gettarle. C’è una cura cinematografica che mi aiuti a comprendere questa perversione?

Una rottamatrice per passione

Cara rottamatrice per passione,
certo che c’è una cura per te, ed è una bomba. Benvenuta nell’universo di Aki Kaurismäki, con “L’uomo senza passato” (“Mies vailla menneisyyttä”, 2002). Uno dei punti più alti dell’opera del folle regista finlandese, il film racconta la storia di M (Markku Peltola), un uomo che, appena arrivato a Helsinki, subisce un’aggressione in seguito alla quale, in ospedale, viene dichiarato morto. Tuttavia, dopo che i medici si sono allontanati, M si sveglia e, ancora avvolto dalle bende, lascia l’ospedale e vaga per la città. Incontra la famiglia Nieminen, la quale vive in un container al porto, che lo accudisce nella sua convalescenza e lo integra nella piccola comunità di diseredati di cui fa parte. M, che non ricorda assolutamente nulla del suo passato, si riprende, comincia a lavorare, e si innamora di Irma (Kati Outinen), una volontaria dell’Esercito della Salvezza. In questa storia piena di utopie visionarie – una comunità di ultimi autentica, un esercito della salvezza che ha la sua rock band – c’è anche quella di avere una seconda possibilità, una vera e propria seconda vita; si sente l’eco di Frank Capra, molto amato dal regista, e del suo “La vita è meravigliosa”. Ed è precisamente perché ha dimenticato chi era, ed è come morto e rinato, che M può guardare al futuro, e anche redimersi: lo si capisce bene quando, alla fine, si scopre chi era nella sua vita precedente… Ecco, cara rottamatrice per passione, cominci a capire perché ti incoraggio a guardare proprio questo film? Penso che nel tuo gettar via furioso ci sia una buona dose di salute, specie, come dici anche tu, se si tratta di roba che è stata importante nel passato. Ti lascio con un bonus, ovvero un estratto da un libro fondamentale per ogni cinefila, “Dialogo sul cinema, la vita, la vodka” di Aki Kaurismäki e Peter von Bagh (Isbn Edizioni, 2007):

PvB. “Per la prima volta, in “L’uomo senza passato” muovi alcuni passi nel fantastico: c’è la possibilità che il personaggio principale sia morto.”
AK. “Non è affatto morto. Sono un regista e non un medico, ma penso che sia evidente a tutti gli spettatori, a patto che si ricordino che un morto non può camminare. È possibile che in ospedale o in cielo ci fossero apparecchi obsoleti oppure scarso personale e che il nostro uomo ne sia uscito a causa di un errore, un po’ quello che capita al protagonista di “Scala al Paradiso” (1946) di Michael Powell ed Emeric Pressburger. A ogni modo, oggigiorno nessuno si interessa più a un uomo sui quaranta o cinquant’anni, non si perde neppure tempo a verificare se sia morto. Si preferisce fumare una sigaretta vicino al reparto maternità mentre il defunto se ne va a zonzo per la città.”

Mi sembra superfluo aggiungere altro!

Ti abbraccio,

Tua Cinema Fermo Posta


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