Cara CiEffePi,
questa idea di prescrivere film come farmaci o sedute di terapia mi piace molto. Premetto che per me la cura sono i libri, ne leggo a decine, non mi saziano mai, ma… riconosco che le parole, sommate alle immagini e al suono… possono amplificare la loro potenza in un balsamo benefico, seppur fugace, e di questo ora ho gran desiderio. Vengo al dunque, vorrei fortissimamente vorrei, un modo ironico e non grottesco per sgonfiare la presunzione saccente e intimamente ridicola di certi ambienti. Non ne citerò uno al posto di un altro perché è un atteggiamento così comune a tanti, una specie di vezzo italico direi. Potrebbe essere una scuola, un partito, un ospedale, un istituto universitario, una caserma, tutti luoghi, fisici e metaforici, intrisi di gerarchie, ambizione, potere, fuffa, inettitudine e burocrazia. Ecco, vorrei seppellirli… con una grande, grassa risata.
Resto in fiduciosa attesa,
Albert
Caro Albert,
il tuo accenno a una scuola e la tua esigenza, in particolare, di seppellire puntano a una sola risposta possibile per te: urgentemente, appena puoi, molla quel che stai facendo e recupera “La scuola” di Daniele Luchetti (1995). Primo film italiano che cito qui e decisamente tra quelli che mi sono più cari, “La scuola” è tratto da due romanzi, “Ex Cattedra” (1987) e “Sottobanco – Comitato di Svalutazione” (1992), entrambi di Domenico Starnone, che ha contribuito anche alla sceneggiatura del film. Dovrai perdonarmi perché tu mi hai chiesto qualcosa di ironico, ma non grottesco, e invece appena una punta di grottesco qui la troverai: sono invece totalmente assenti, il che mi sembra sempre incredibile, il sarcasmo e il cinismo che sembrerebbero quasi inevitabili per raccontare certe storture tipicamente italiane. Eppure c’è tutto, citandoti: presunzione saccente e ridicola, gerarchie, ambizione, potere, fuffa, inettitudine e burocrazia. Ci trovi pure molto di più, a partire dal protagonista, il professor Vincenzo Vivaldi, un Silvio Orlando al massimo del suo talento e dell’umanità che nel suo caso, evidentemente, passa dall’uomo all’attore e poi al personaggio, di una tenerezza unica. Ci si affeziona a lui, a quel che cerca di fare, al suo rapporto con le ragazze e i ragazzi e alle speranze che nonostante tutto nutre per il loro futuro. Si muore dal ridere, perché le battute sono geniali, tanto che per me che l’ho visto mille volte sono diventate una sorta di tormentoni, e il ritmo di questo film lo rende una delle commedie italiane più divertenti degli ultimi, boh, quarant’anni almeno. E quando pensi che possa essere “tutto lì”, in una storia ben scritta, sensata e intelligente che sa dipingere con nitidezza e precisione la realtà che racconta (e sarebbe già tanto!), arriva l’estro dell’autore a smentirti, più volte nel corso del film e poi nel finale, che è una delle mie chiusure preferite in assoluto. Sono sicura che ti farà bene, ma aspetto comunque una tua conferma.
Con affetto,
Tua Cinema Fermo Posta
P.S. Credo proprio che il film si trovi ancora intero su YouTube.


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