Cara Cinema Fermo Posta,
soffro di una rara forma di dislessia delle bandiere: la svedese e la greca mi sembrano intercambiabili, confondo quella cubana con quella palestinese, non so i colori di quella portoghese, per non parlare del grattacapo Russia/Francia/Olanda. La verità è: non ne distinguo nessuna. Ho fatto già molte pessime figure. È grave? Ero sul punto di proporre un referendum abrogativo delle bandiere per rispetto di noi vessillopatici, minoranza emarginata, quando proprio i miei figli hanno preso ad andare in giro orgogliosi con magliette nazionalistiche. Sopra c’è stampata una bandiera a tre colori e, sai mai che uno non la riconoscesse, una scritta in caratteri di cemento glitterato: ITALIA. Grande davanti, grandissima dietro. È così imbarazzante. Come si giustificano? Dicono che li ho fatti disgraziatamente nascere in Germania, rendendoli culturalmente confusi, e loro, alla ricerca di un’identità, hanno trovato una maglietta. A parte questo, sono brave persone, ma mi sembra evidente che ci serve aiuto! Una cosa che ci unisce è l’amore per il cinema, spero che tu possa prescrivermi un rimedio a tutti questi mali.
Con fiducia,
Tua Nina
Cara Nina,
che scrivi bei racconti dalla Germania (GRENZWERT – Storie und Geschichten, consigliatissimo), la tua “vessillopatia”, unita alle patologiche magliette della tua prole, mi indica che hai bisogno di un film in cui le nazionalità si fondano e confondano e la geografia finisca per contare ben poco. Nel mio personale Olimpo dei registi ce n’è uno, dall’impronta inimitabile, che nelle sue opere mescola lingue, paesi e provenienze, condendo il tutto con un’atmosfera di sperdimento e confusione identitaria: sto parlando di Jim Jarmusch. Grazie per avermi permesso di parlarne, finalmente, qui! Ma veniamo alla tua prescrizione: “Night on Earth” (in Italia purtroppo “Taxisti di notte”), 1991, un capolavoro di quelli che se non li hai visti dovresti mollare immantinente quello che stai facendo per correre a guardarli (questo, peraltro, lo trovi a noleggio su diverse note piattaforme di streaming). Io impazzisco per questo film, che si apre con l’attacco della colonna sonora, fantastica, di Tom Waits e la Terra che gira, e ti porta a Los Angeles, New York, Parigi, Roma e Helsinki nel corso della stessa notte. Nel taxi di una tassista, o di un tassista, in ognuna di queste città, si svolge una conversazione, viene raccontata una storia. Non ci si accorge quasi del paese in cui ci si trova, tanto è il senso di straniamento dovuto alla notte, all’interazione tra sconosciuti, alla varietà di tipologie umane e di lingue parlate all’interno di questo mondo a sè che diventa il taxi, e le scene in esterni sono pochissime. Accanto al senso di estraneità, però, c’è qualcosa che unisce: la vicinanza umana che si crea tra l’autista e l’occupante, o gli occupanti, del mezzo, proprio grazie alle storie. Gli episodi sono tutti belli, cinque piccole gemme recitate in cinque lingue diverse, anche se io ho due preferenze: il primo e l’ultimo. Nel primo ci sono due attrici per me mitiche, di due generazioni diverse: infatti il taxi di Los Angeles è guidato da Winona Ryder, nei panni della giovanissima e decisa Corky, che accoglie come passeggera Victoria Snelling, una signora dal fare disincantato che lavora nel cinema, interpretata da Gena Rowlands. Già questo basterebbe, invece è il dialogo tra le due che, tra una battuta casuale sulla vita e l’altra, dipinge nitidamente due personaggi, due vite, con poche pennellate, e si chiude con uno scambio che lascia la più matura delle due donne piacevolmente stupita e pacificata. Chi guarda non può che sorridere, alla fine dell’episodio. L’ultimo episodio, invece, è tristissimo e commovente: l’autista Mika (Matti Pellonpää, storico attore di Aki Kaurismäki, presente in ben diciotto suoi film) cambia la prospettiva di due passeggeri sulle presunte sfortune del terzo, svenuto per l’ubriachezza, raccontando loro una sua vicenda personale. Nel silenzio della notte innevata di Helsinki, si crea una forte connessione empatica. Cara Nina, per questo prescrivo “Night on Earth” a te e pure ai tuoi figli: sarà che mi sento anch’io, come dici bene tu, “culturalmente confusa”, pur non essendomi mai mossa dall’Italia… ma penso che le connessioni umane tra estranei, e tra persone culturalmente lontane, possano essere fortissime, e benefiche. Perché sono basate su sentimenti universali anziché su affinità casuali, come essere nati nello stesso paese, città o continente. Mi raccomando, fammi sapere!
Un abbraccio,
Tua Cinema Fermo Posta


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