Senza chiavi/“Il delitto perfetto”

Cara Cinema Fermo Posta,
ho bisogno urgente del tuo aiuto!
Ti spiego: sono una di quelle persone che si dimenticano SPESSO le chiavi di casa. Ovviamente, ho sempre abitato in case con portoni senza maniglia esterna, quindi basta chiudersi la porta dietro uscendo per rimanere fregati!
Per un periodo, l’unica soluzione era disturbare mia sorella: lei, infatti, custodiva il mazzo di riserva.
A un certo punto, mia sorella, mossa da pietà (e dalla rottura di cazzo), con un vero guizzo di genio, mi ha regalato una di quelle cassette di sicurezza da esterno per le chiavi – sai, quelle che ora vanno tanto di moda con Airbnb, ma che lei mi ha regalato molto prima che diventassero trendy.

Per un po’ ha funzionato: spesso mi chiudevo fuori, ma subito tac! Usavo il mazzo di riserva nascosto nella cassetta. Un sogno! Dava quasi soddisfazione chiudersi fuori! 
Poi mi sono trasferita in una casa con giardino… e ho avuto la brillante idea di installare la cassetta dentro il giardino. Risultato? Mi chiudo fuori dal cancello e rimango comunque fregata.
L’unico modo per recuperare le chiavi è scavalcare il muro del giardino con tutta la grazia e l’agilità che mi contraddistinguono, mentre i vicini si affacciano già col telefono in mano pronti a chiamare la polizia, convinti di assistere a un furto.

Con il cuore in mano e senza chiavi in tasca,

Tua,

Regina delle Porte Chiuse

Carissima Regina delle Porte Chiuse,
questa tua cronica dimenticanza di chiavi – per qualche motivo, sospetto tu ne abbia scordate anche altre, non solo quella di casa – è una sindrome talmente carica di richiami simbolici che, se ti fossi rivolta a una psicanalista, tra una decina d’anni non ne saresti ancora venuta a capo. Per tua fortuna, invece, con una cinematerapeuta come me te la cavi con 105 minuti esatti di visione di un capolavoro del maestro Alfred Hitchcock, il quale, per qualche misteriosa ragione, suppongo essere uno dei tuoi autori preferiti (su di te ho molte intuizioni, pare). Sto parlando de “Il delitto perfetto” (“Dial M for Murder”), girato nel 1954 sulla base dell’omonimo testo teatrale del 1952 di Frederick Knott, uscito con grande successo nello stesso anno, prima in un allestimento su BBC Television e poi su palcoscenico, al West End di Londra e a Broadway. Hitchcock pare non fosse proprio entusiasta di questo suo film: stando al racconto di Grace Kelly, mentre lo realizzava pensava soprattutto al progetto successivo, il leggendario “La finestra sul cortile” (“Rear Window”), che completò nello stesso anno e uscì nei cinema solo a distanza di tre (!) mesi. Inoltre “Il delitto perfetto” fu pure la prima e unica incursione del maestro nella cinematografia 3D, che lui naturalmente utilizzò a modo suo, non tanto per ottenere effetti spettacolari, quanto per far immergere il più possibile il pubblico nell’atmosfera. Questa singolare scelta di seguire questa moda del tempo per mettere in scena un dramma teatrale tutto ambientato in interni non sortì l’effetto desiderato, tanto che gli occhialini colorati furono messi da parte dopo le prime proiezioni, e la ricezione del film ne guadagnò. Insomma, non è stato uno dei preferiti del regista, è stato seguito un attimo dopo da una bomba come “Rear Window”, è stato (anche) un esperimento mal riuscito, che ha avuto bisogno di aggiustamenti e di tempo per essere apprezzato: ecco un classico esempio di film sfigato sulla carta che io adoro. Perché poi è bellissimo! Io trovo che si tratti di uno di quei casi in cui i limiti imposti dalla natura del progetto hanno fatto bene alla creatività. L’ambientazione di quasi tutta l’azione in due sole stanze, i pochi personaggi principali, la necessità di coinvolgere chi guarda in uno spettacolo con lunghi dialoghi, senza l’impatto sugli spettatori che una messa in scena analoga può avere a teatro, rappresentata dal vivo… in tutti i lavori cinematografici con questo impianto è insita una sfida, che naturalmente Hitchcock vince, tenendoti incollato allo schermo come suo solito. Inoltre la sceneggiatura, sempre di Frederick Knott, oltre a essere molto intonata allo stile di sir Alfred, contiene molte delizie, come il gioco della contrapposizione tra i fatti criminosi nella realtà e le trame dei romanzi gialli, di cui Mark Halliday, il personaggio di Robert Cummings, è autore esperto. Fantastico è poi il dialogo iniziale tra Tony Wendice (Ray Milland) e Charles Alexander Swann (Anthony Dawson), in cui conosciamo subito Tony e le sue intenzioni: per me Ray Milland, conosciuto qui e visto poi in tanti altri ruoli, rimarrà sempre questo personaggio, che interpreta in modo secondo me geniale. Infine, e così arriviamo finalmente al tuo problema, c’è la chiave di casa: un oggetto tanto importante da essere quasi un personaggio, che, introdotto all’inizio della vicenda, accompagna lo svolgimento dei fatti ed è protagonista della svolta finale. Tutto l’inghippo attorno a questa chiave ricordo di averlo spiegato nel dettaglio una volta a un’amica prima di dormire, le stavo raccontando il film tipo storia della buonanotte, eravamo in viaggio, e da allora lei ogni tanto mi ha chiesto un’altra storia, ma non le ho mai più raccontato una trama bene, e con gusto, quanto questa. Qui, per non rovinare la visione a chi non ha mai visto il film, mi trattengo e ti faccio solo notare che per Margot (Grace Kelly) rimanere chiusa fuori casa è la salvezza, mentre, se avesse posseduto una cassetta con una chiave di riserva, le sarebbe probabilmente toccata la pena capitale. Che dire? Forse fai di tutto per non avere le chiavi, per non poter raggiungere nemmeno quelle di riserva, perché perdere il controllo ti fa bene, in questi tempi di Airbnb, codici e localizzatori satellitari in cui la gente continua a essere ammazzata e gli errori giudiziari ad accadere. Per cui: non ti preoccupare troppo! La mia prescrizione è di guardare (o riguardare) questo capolavoro di Hitchcock e godertelo in santa pace, facendo caso a quel che combinano le chiavi a chi le maneggia troppo e sa bene dove trovarle.

Un abbraccio e fammi sapere,

Tua Cinema Fermo Posta


2 risposte a “Senza chiavi/“Il delitto perfetto””

  1. Questo film me lo ricordo bene perché l’ho rivisto molte volte. E lo ho fatto perché la prima volta non sono stato molto attento alla questione delle chiavi e quindi non ho capito bene tutto subito. Successive visioni mi hanno aiutato anche se… complice la smemoratezza degli anni che passano… sono convinto che una prossima visione mi terrà comunque incollato alla “faccenda chiavi“, sempre che io non sia attratto dalla meravigliosa Grace Kelly che potrebbe facilmente distrarmi dal perfetto meccanismo del giallo.

    Questa volta non devo neppure cercare il film in streaming perché sono convinto che, come tutte le estati, ci sarà sicuramente una qualche televisione pubblica che lo riproporrà per l’ennesima volta sul piccolo schermo.

    1. Avatar Caterina Iofrida
      Caterina Iofrida

      Quella faccenda ti tiene incollata pure se la sai a memoria, figurati!

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