Mia cara,
vivo in costante bilico.
Tra dovere e piacere.
Tra sincero altruismo e genuini impulsi egoistici.
Tra complesso di colpevolezza, come lo definirebbe la Bergman in “Io ti salverò”, e un insopprimibile menefreghismo.
Tra modestia, quando non disistima di me stessa, e convincimento di essere a modo mio un genio. Incompreso magari. O compreso da pochi, e allora questi pochi vorrebbero:
a) adularmi (onde trarre vantaggi di sorta)
b) venerarmi (viviamo tutti di idolatria)
c) distruggermi (e qui c’è poco da aggiungere).
Tutto questo dibattito interiore agisce sul mio umore: montagne russe, su su su e poi giùùùùùù le discese ardite, breve fase di stallo e si riparte, il signore delle giostre ha staccato per me un biglietto senza data di scadenza.
E tutto questo andare in giostra mi sfinisce, mi induce a tormentarmi i capelli alla ricerca ossessiva di doppiepunte, mi porta il fiato corto e la devozione a tutti quegli artisti definiti dannati o maledetti perduti ecc. Mi impedisce di amare la primavera (adesso che sta approssimandosi, già sto in paranoia), di dare il meglio di me, mi priva a volte di lucidità e altre volte di senso della misura, mi curva le spalle in avanti e gli angoli della bocca verso il basso.
A breve compirò 60 anni. Come si veste una signora di 60 anni? Cosa mangia a colazione? Che libri sarebbe meglio leggesse, può ancora permettersi i jeans scampanati e i capelli lunghi? Una tipa di quasi sessant’anni, può ancora farsi i selfie e postarli sui social, e se sì, quale inquadratura suggerisci per le poesie che scrive?
Cinematograficamente tua,
June
Cara June,
partirò da una delle tue ultime domande. Come si veste una signora di 60 anni? Ma che domanda è? Intendiamoci, la nostra società sembra obbligarci a rispondere a domande simili da sempre, perciò quel che scrivi non mi stupisce, e ti capisco. Mi pare però che sia ora che tu smetta di tormentarti, che ti metta in testa di uscire da certi schemi che, se da alcune persone sono sofferti di più, in un modo o in un altro fanno male a tutti: come minimo, ti ritrovi in un tumulto interiore continuo come quello che descrivi. Per ispirarti ho pensato a un film che trasmetta un senso pieno di libertà, e nessuno è pari, in questo, a “Harold e Maude”. Diretta da Hal Ashby e scritta da Colin Higgins, questa commedia folle e anarchica racconta la storia d’amore tra Harold (Bud Cort), diciottenne oppresso dalle aspettative borghesi della madre, ombroso e appassionato della morte, e Maude (Ruth Gordon), ottantenne libera e gioiosa, che guida senza patente, non può soffrire le regole e ama moltissimo la vita. Maude cambierà Harold per sempre, liberandolo. La mia citazione preferita di questo film è quella a proposito delle margherite: “Guarda: certe sono più piccole, certe sono più grosse, certe pendono a sinistra, certe a destra, certe sono bruttine perchè hanno perduto i petali. Sono una diversa dall’altra, e si vede benissimo. Sai, Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale.” Pensaci, cara June, e se il film lo hai già visto, beh… fai un ripasso!
Un abbraccio, tua
Cinema Fermo Posta


Lascia un commento