Strapparsi i capelli/“Terapia di gruppo”

Cara amica mia,
quanto è meraviglioso questo tuo nuovo progetto te l’ho già detto, ed è fantastico soprattutto per noi che possiamo leggere le tue risposte e vederci film scelti da quella che io considero la mia cinefila del cuore, e cinefila con gusto! E ti considero anche un po’ terapeuta: proprio per questo son sicura che saprai trovare un film che mi darà sollievo! Ecco il fatto: ogni santo giorno mi capita qualcosa che mi stressa. Può essere il pacchetto dei biscotti vuoto, la sveglia che ho fatto risuonare troppe volte, da ridurmi a prepararci in 30 minuti (ahimé troppo poco con una nana di pochi anni al seguito), un bus perso, una mail di troppo… appena mi siedo, appena mi fermo, e se lontano da occhi indiscreti (ma non sempre), incomincia una specie di tic: non mi mangio le unghie, non tolgo le pellicine dalle dita, non mangio convulsivamente… ma… cerco doppie punte!!! E le trovo, e le sfilo, e le ritrovo, arrivo anche a tagliarmi ciocche di capelli dietro alla nuca per vedere se ne ho (mi è già stato chiesto dal parrucchiere di turno se mi fossi rasata dietro la nuca, se fossi un po’ punk… macché). Non è normale e provo anche a fare fioretti (ah l’educazione cattolica/catechismo) per evitare di rimanere calva, ovviamente non funzionano, ma sto divagando: riesci a trovare un film adatto a farmi sentire meno sola in questa maledetta mania? 

Baci,

Amica con panno antistatico

Carissima amica mia storica,
noto che la cheratina è in qualche modo un tema sentito, almeno tra le autrici delle lettere di questa rubrica: prima le unghie, adesso i capelli… quando vi deciderete a raccontarmi un vero problema, di viscere e sangue? Ho pensato di primo acchito. Ma la cheratina aveva solo rischiato di sviarmi dall’individuare la questione, che – poi l’ho capito, non temere – non è di carattere tricologico ma, piuttosto, nevrotico. Hai un tic! Il cinema è talmente pieno di nevrosi e di nevrotici che avevo l’imbarazzo della scelta, ma guarda caso ho appena visto il film che fa proprio al caso tuo. Si tratta di “Terapia di gruppo” (“Beyond Therapy”, 1987) diretto da uno dei miei registi preferiti, Robert Altman – le cui opere non finiscono mai – e basato sulla commedia omonima di Christopher Durang. Questo film è una vera follia! Pazienti e psicoterapeuti sono uno più matto dell’altro, e, più che dialogare, si parlano continuamente addosso, oltre a svuotarsi bicchieri in faccia, correre continuamente da una parte all’altra e sfoggiare gli accenti più assurdi, in una corsa a rotta di collo verso il finale. In questa sarabanda corale, che solo Altman poteva mettere in scena a questo modo, quella che è più o meno la protagonista, Prudence – Julie Hagerty, che sfoggia peraltro una fantastica capigliatura crespa – si evolve da avere paura di tutto e non fidarsi di nessuno ad accettare serenamente l’imperfezione e l’assurdità delle vicende umane. La Prudence dell’inizio del film ha qualcosa di te, posso vederlo bene pure perché, in questo caso, conosco di persona l’autrice della lettera; e spero ti aiuti, come richiedi, a sentirti meno sola nella nevrosi quotidiana. La Prudence del finale è l’obiettivo della somministrazione terapeutica di questa ennesima pazzia di Altman: abbraccia il caos, amica mia!

Un abbraccio forte a te e alla Nana,

Tua Cinema Fermo Posta


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