Il disperato appello di due tifosi di calcio/“Bull Durham”

Cara Cinema Fermo Posta,
siamo una coppia di appassionati di calcio che da tempo immemore segue la squadra della propria città. Ogni anno, puntualmente, o assistiamo a colpi di scena e sconvolgimenti illogici e sconclusionati che vanno da agosto a giugno, o iniziamo bene il campionato per poi finire in una palude di insuccessi e risultati catastrofici. Questa volta, per ora, abbiamo giocato solo quattro partite, ma ci sembra di intravedere i primi fotogrammi di (perdonaci la locuzione) un film già visto. Per favore, potresti consigliarci una pellicola che non parli di calcio o di sport che ci consoli almeno da qui al mercato di riparazione di gennaio?

Grazie!

Due Tifosi “Mai Una Gioia”

Cari Tifosi “Mai Una Gioia”,
perdonatemi se, per rispondervi nel modo che più mi aggrada, non mi atterrò strettamente alla vostra richiesta. Infatti per voi ho scelto un titolo che non parla di calcio, ma parla, ebbene sì, di sport. L’ho fatto per due motivi, il primo è che la vostra lettera era un’occasione troppo ghiotta per me, che non ne ricevo mai su questo argomento, il secondo – e più importante – è il modo buffo in cui il film tratta la fede sportiva, che penso potrebbe tirarvi su il morale. Dovete anche sapere che nella mia vita lo sport non occupa pressoché alcuno spazio, né come spettatrice né – fossi matta! – come partecipante, ma questo non mi ha impedito di appassionarmi ad alcuni romanzi a tema, come “Open” di Andre Agassi (o meglio di J. R. Moehringer, scrittore e giornalista bravissimo) o “Fever Pitch” del mio amico (mi piacerebbe) e scrittore del cuore Nick Hornby. Gli autori di questi libri raccontano lo sport da un punto di vista molto personale e lo fanno con una dose massiccia di umorismo e di sentimento. C’è anche un filone cinematografico sportivo che, per qualche motivo misterioso, mi acchiappa, ed è quello che riguarda i pugili: da sempre impazzisco per “Lassù qualcuno mi ama” (“Somebody Up There Likes Me”, Robert Wise, 1956) – vuoi mettere un Rocky-Paul Newman al posto di un Rocky-bleah-Sylvester Stallone? – e ultimamente, approfondendo la breve carriera di attore di John Garfield, ho scoperto “Anima e corpo” (“Body and Soul”, Robert Rossen, 1947), un’altra perla. Ma questi film si addentrano in vicende drammaticissime di riscatto sociale e corruzione, che non fanno al caso vostro. Voi mi chiedete di consolarvi, di distrarvi, di regalare un po’ di leggerezza alle vostre anime travagliate di tifosi in balìa delle avventure tragicomiche della vostra squadra del cuore. Io penso che voi due e, in generale, tutti i tifosi dovrebbero prendere la faccenda meno sul serio, senza per questo averla meno a cuore, e per questo potete ispirarvi a un solo personaggio: la Annie Savoy di Susan Sarandon in “Bull Durham”, commedia del 1988 scritta e diretta da Ron Shelton, che finalmente riesco a portare su questa rubrica. Non ti so dire quanto io sia affezionata a questo film, il quale ha contribuito in modo decisivo al consolidamento della mia fede, non sportiva ma incrollabile, in Susan Sarandon. Nella scena di apertura la voce di Annie ci introduce alla sua personale spiritualità, raccontando di come ci abbia provato ma non ce l’abbia fatta con le religioni canoniche ma creda fermamente nella Chiesa del Baseball, della sua preferenza della metafisica rispetto alla teologia, del suo rifiuto per il senso di colpa, del suo amore per la concentrazione, delle affinità tra il baseball e il sesso. Questa donna piena di carattere, cultura e stravaganza, di leggerezza e profondità filosofica che vanno a braccetto senza problemi – un personaggio che non riesco a immaginare interpretato da nessun’altra – di volta in volta sceglie un nuovo giocatore dei “Durham Bulls” alle prime armi, che reputa una promessa, e assume per lui il ruolo di consulente, motivatrice e amante per l’arco di una stagione, per poi lasciarlo spiccare il volo nella sua carriera. Quando tocca a Ebby Calvin “Nuke” Laloosh (Tim Robbins), per formarlo viene reclutato anche il veterano del baseball Lawrence “Crash” Davis (Kevin Costner), e la ricerca spirituale di Annie si complica. La trama conta ben poco in questa commedia, che ricorda quelle degli anni d’oro di Hollywood per i dialoghi brillanti, ma è anche figlia degli anni ‘80 per il modo estremamente ingenuo, e assieme spudorato, di trattare il sesso. Io l’ho riguardata molte volte e non ha mai mancato di farmi scoppiare a ridere in qualche punto che mi era sfuggito in precedenza, inoltre Sarandon e Costner sono belli, belli, belli in modo assurdo (la solita cit.) e hanno un’alchimia perfetta sullo schermo, anche se, nella vita reale, è stata la storia tra Tim Robbins e la nostra beniamina a nascere su questo set, per portare poi al loro lungo matrimonio. Come vedete non stiamo più parlando di sport, e questo era precisamente il mio scopo. Resta da vedere se “Bull Durham” sortirà su di voi l’effetto desiderato, e di questo vi prego di farmi sapere.

Un abbraccio forte dalla vostra non tifosa,

Cinema Fermo Posta


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