Cara Cinema Fermo Posta,
ti descrivo brevemente la gioia che ho provato leggendo la tua biografia di Substack e il perché: da sempre ho il sogno di avere un amico di penna, tanto che intorno ai sedici anni mi ero iscritta a un gruppo Facebook volto a trovarne e mi ero scambiata un paio di lettere con una dolce ragazza di non ricordo quale città del centro Italia. Ho spedito cartoline scegliendo un indirizzo casuale dalle pagine gialle e ho scritto lettere ad amici che non mi hanno mai risposto per iscritto. Capisci dunque che l’idea di scrivere una lettera – anche se elettronica – è stata per me occasione di riempirmi di gioia. La perdita dell’abitudine di scrivere lettere è stata per l’umanità un lutto e credo che la vita frenetica e senza pause che la società ci impone imponga a sua volta un’attività che metta in pausa la vita: scrivere una lettera a una persona amata.
Una tua lettrice,
A. A.
Cara A. A.,
ieri è stato il mio compleanno, e ho voluto pubblicare la tua lettera proprio oggi perché, per me, è stata un regalo. Come immaginerai, se ho deciso di mettere su una rubrica di posta è perché, come te, amo da sempre la forma epistolare. Ho avuto anch’io i miei amici di penna, ne ricordo due, solo che non essendo giovane come te – ne ho compiuti quarantacinque, ieri – da ragazzina li ho trovati tramite annunci su riviste, uno su “Topolino”, l’altra non ricordo. Non solo: ho sempre scritto e imbucato lettere per diversi amici lontani, sia da bambina che da ragazza, e fino a una quindicina di anni fa, quando viaggiavo, mi curavo sempre di scrivere e spedire una quantità abbastanza folle di cartoline alle persone vicine e lontane cui tenevo. Quest’ultima abitudine sto provando a riprenderla di recente, ma non ho sempre fortuna, nonostante la scarsità di francobolli ci sono riuscita in Irlanda due anni fa, ma la scorsa estate, a Bristol, mi sono arresa davanti all’irreperibilità delle cartoline stesse. A questo proposito, volevo anche chiederti se ti va di scrivermi di nuovo per raccontarmi più nel dettaglio la faccenda delle cartoline inviate a sconosciuti pescati a caso dalle Pagine Gialle, mi interessa moltissimo. Tornando a noi che amiamo la comunicazione scritta, in particolare quella estesa e articolata come le lettere, credo che anche con la rete abbiamo avuto tutte e tutti storie simili: scambi intensi di email e messaggi lunghi con persone lontane o mai viste, scrittura di blog letti e commentati quotidianamente da sconosciuti, cose così. Ti confido che io a poco più di vent’anni ho scritto per un lungo tempo un diario anonimo virtuale su di una piattaforma, cui affidavo davvero i fatti miei – come a un diario segreto, solo che non lo era! – e, così facendo, li condividevo con un gruppo di altri diaristi anonimi, questo quasi dieci anni prima dell’arrivo dei social network qui in Italia. Con alcuni naturalmente eravamo poi entrati in contatto in privato, oggi ricordo ancora il nome e il cognome di un paio di quelle persone, e loro il mio, credo; questo perché, a causa di vari social, ci siamo poi ritrovati altrove. Non ci siamo mai persi di vista completamente: abbiamo assistito reciprocamente allo svolgersi delle nostre vite, ci siamo visti invecchiare in fotografia, e, questo, allora – quando affidavo i miei fatti privati all’etere senza confessarlo a nessuno che conoscevo – non me lo sarei mai aspettato! Ci scommetterei che, al di là dell’esperienza specifica, tu sappia bene di che cosa sto parlando. Affidare alle parole tutta la cura di cui siamo capaci, scrivere con concentrazione, poi editare, con calma e con gusto, quindi spedire, e infine… aspettare! Lanciare nel mondo un messaggio in una bottiglia in cui abbiamo messo il meglio di noi e sperare che, là fuori, qualcuno risponda. Per anni ho pensato che internet per me sia stato così importante perché ero timida e poi, soprattutto, perché ho sempre vissuto in provincia, e c’è certamente del vero in questo. Nella mia città non ho quasi mai trovato persone con interessi affini ai miei, e anche oggi – che, dopotutto, non sono più così timida – quando succede, beh, è un mezzo miracolo, o, per meglio dire, si tratta di anomalie statistiche. Nel tempo, però, mi sono convinta che il punto più importante sia la scrittura: mi accorgo che chi non mi ha mai letto, anche se mi frequenta di persona, non mi conosce davvero, nel nostro rapporto manca una parte importante di me, forse la migliore. Del resto, neanche io posso andare davvero a fondo nella conoscenza di qualcuno che non comunica mai con me per iscritto. E allora queste persone lontane con cui invece ci scriviamo con impegno di piccolezze, di aneddoti, del nostro quotidiano, dosiamo l’umorismo e lo diversifichiamo – un po’ di umorismo scemo, un po’ di quello sofisticato – e stiamo attenti al ritmo, alla leggerezza… queste persone le facciamo entrare nelle nostre vite con lentezza, ma in profondità. Sarà per questo che da sempre continuo a ritrovarmi con molti dei miei rapporti importanti – amiche, amici, fidanzati – a distanze non proprio comodissime da coprire, tanto che sento che, prima o poi, finirò catapultata chissà dove per colpa – o per merito, dice la parte di me che ha sempre voluto cambiare città – di una corrispondenza particolarmente intensa. Scommetto che càpita anche a te. Ma per farci sognare c’è un film in cui le lettere se le scambiano due persone che non solo vivono nella stessa città, ma lavorano addirittura assieme. È anche il film che ha dato nome a questa rubrica, perciò per me è particolarmente importante: “Scrivimi fermo posta” (“The Shop Around the Corner”, 1940) di Ernst Lubitsch. Tratto dalla commedia ungherese “Parfumerie” di Miklós László del 1937 e scritto da Ben Hecht e Samson Raphaelson, il film vede come protagonisti James Stewart e Margaret Sullavan nei rispettivi ruoli di Alfred Kralik e Klara Novak, impiegati nel “negozio dietro l’angolo” che dà il titolo al film, un emporio di Budapest in cui si vendono articoli da regalo, di proprietà del signor Matuschek (Frank Morgan). Alfred e Klara nel quotidiano non vanno d’accordo e hanno frequenti battibecchi, nel corso dei quali lui si dimostra piuttosto rigido e freddo. Di tenore completamente diverso è la corrispondenza tra i due, nata da un annuncio sul giornale, che si svolge, anonima, tramite fermo posta, e non include mai dettagli personali, tratta invece interessi comuni come la letteratura e generali dissertazioni sull’animo umano. “Scrivimi fermo posta” è anche un film natalizio, non solo perché buona parte dell’azione si svolge nel corso della frenesia dei regali che agita il negozio a dicembre, ma anche, e soprattutto, per la scrittura un po’ dickensiana dei personaggi, con la bontà di fondo dei protagonisti che inizialmente viene percepita dall’altro solo nella comunicazione epistolare – dove sono pienamente sé stessi – ma ha pian piano modo di venir fuori anche di persona. C’è anche lo spazio per una piccola parabola morale sulla lealtà verso gli amici. A questo punto, carissima A. A., non c’è bisogno che spieghi perché ritengo che questo sia un film perfetto per te! Come del resto lo è il suo adorato – da me, e non solo – remake del 1998, “C’è posta per te” (“You’ve Got Mail”), scritto da Nora Ephron e Delia Ephron e diretto da Nora, traslato a New York dove è ancora oggi oggetto di culto – come nei film di Woody Allen, la città è a tutti gli effetti uno dei protagonisti del film – e uscito agli albori di internet, dei cui effetti sulle relazioni umane le sorelle Ephron sono state sorprendentemente profetiche. Come ultimamente è già capitato da queste parti, quindi, in realtà ti sei beccata una prescrizione doppia. Ah, altre rappresentazioni di “The Shop Around the Corner” negli anni ‘40 hanno incluso alcune trasmissioni radio, due su “The Screen Guild Theater” – una con gli stessi Stewart e Sullavan e una con Van Johnson e Phyllis Thaxter – nonché una su “Lux Radio Theater” con Don Ameche e Claudette Colbert, con Cecil B. DeMille come narratore. Infine, una versione cinematografica recentissima – negli Stati Uniti è uscita a ottobre del 2025 – è ambientata a Oakland, in California: si tratta di “Tagliando d’amore” (“Maintenance Required”), di Lacey Uhlemeyer. Non ho ancora avuto il coraggio di affrontarla! Bene, mi pare sia tutto. Mi farebbe davvero molto piacere se tu mi scrivessi di nuovo, una volta assunta la mia terapia, per sapere che ne pensi (e della storia delle Pagine Gialle).
Intanto ti mando un grande abbraccio, tua
Cinema Fermo Posta


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