Cara Cinema Fermo Posta,
eccomi di nuovo a odiare e ad amare il Natale. Cosa dirti, sono nata quasi un mese prima rispetto al previsto, forse per buttarmi in questa orda caotica dove ognuno fa gli auguri ma non si sa perché, o meglio tutti entrano in un loop dove i luoghi comuni pullulano quasi quanto le canzoncine di Natale per strada. Amo Frank Capra come è inevitabile e odio “Una poltrona per due” visto non so quante volte. Amo l’attesa, la sospensione, ma non la confusione. Ogni Natale nei film dove tutto si risolve oppure niente. Amo il Natale suggerito più che festeggiato, ma anche i pranzi dove tutti i problemi vengono messi sul tavolo. I cambi di destino mentre si fanno gli auguri, la malinconia delle mancanze in quei giorni. Riusciresti a trovare un film che scalzi “La vita è meravigliosa”? Hai un asso nella manica, qualcosa di umoristico ma molto british, un po’ di dark humor, che sia cinico, sarcastico ma adorabile? Attendo con fiducia (e spazia dal cinema muto in poi, meglio se un vecchio film, da guardare sferruzzando mentre fuori piove).
P. S. Avendo io scritto “The Christmas Tragedy” (non dirmi che non lo hai letto! C’è una citazione di Capra alla fine!), scriverò volentieri un post sulla tua risposta nel mio Il Mare nel Cassetto su Substack.
Grazie e auguri! E che qui parta “Jingle Bells”!
Stefania Morgante
Cara Stefania,
devo dire che la tua lettera, sulle prime, mi ha confusa parecchio! Ma di questo ti ringrazio, perché amo occuparmi di questa rubrica proprio per le richieste particolari, i casi difficili, le sfide. Ti ho riletta un po’ di volte, e credo, se non di aver capito tutto (ah ah), almeno di essere entrata in sintonia con te: in fondo il Natale, anche per me, è un paradosso. Nel 2020 mi trovavo in un comune diverso rispetto alla mia famiglia di origine, così, a causa della pandemia, mi sono ritrovata a passare il 25 dicembre con un’amica, abbiamo pranzato assieme, brindato, guardato un film e ci siamo dette – continuiamo a dirci, in realtà – che è stato il Natale più bello della nostra vita. Non c’è stata confusione per strada, né lunghe e ripetute sessioni a tavola coi parenti, soprattutto è mancata quell’aspettativa che questa ricorrenza porta disgraziatamente con sé, di unione, spirito gioioso e calore obbligati, e comunque con la famiglia di sangue e basta, non con quella cerchia di persone che ci siamo scelte come amici veri e cui siamo legati allo stesso modo, in alcuni casi di più. Eppure stasera, se penso che tra meno di una settimana aprirò i regali sotto l’albero con la mia nipotina duenne, non posso che sentirmi felice nell’attesa. Poi c’è la faccenda delle canzoni natalizie che come ogni anno qui a casa – quella in cui vivo per conto mio – già dai primi di dicembre è sostanzialmente fuori dal controllo, per qualche motivo mi piacciono molto, forse troppo, ascolto per ore Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald cianciare di renne e del fatto che fuori fa freddo, sono felice e non sono sicura di voler sapere perché. E non parliamo delle lucine: le trovo talmente belle che, dopo un Natale di qualche anno fa, alcune ho deciso di non toglierle più e tenermi l’appartamento parzialmente addobbato sempre, ogni volta che le guardo mi danno gioia. In chiesa, invece, non ci vado manco morta, come in tutto il resto dell’anno non credo in Dio e soprattutto il suo fan club mi spaventa, per citare Woody Allen. Faccio (e ricevo) pochi regali, e alcuni mi diverto autenticamente a sceglierli, eppure il gusto di decidere di destinare qualcosa a qualcuno – in genere, si tratta di un libro o di un film – e voler essere proprio io a portargliela, semplicemente perché, vedendola, quella persona mi è venuta in mente… per me è anche maggiore quando faccio un regalo estemporaneo, sconnesso da qualsiasi ricorrenza. Insomma: contraddizioni. Perfino nella tua lettera ci sono cose che amo, come “Jingle Bells”, e altre che farò finta di non aver letto, tipo che tu odi “Una poltrona per due”. E allora, venendo al mio consiglio, mi sono detta, come ne usciamo? Con Barbara Stanwyck, ovviamente. Non puoi capire quanto io ami questa magnifica attrice che ho scoperto relativamente tardi, una che ha lavorato con registi enormi – il nostro Frank Capra, Billy Wilder, Howard Hawks, ma anche Lewis Milestone, Robert Siodmak, Anatole Litvak – ed era dotata di un talento sconvolgente. Con un solo sguardo sapeva trasmettere crudeltà, paura, durezza oppure dolcezza, calore, romanticismo, da un momento all’altro sapeva passare da un’emozione a quella opposta, attraversando lo schermo e stendendo lo spettatore. Ha saputo interpretare celebri femme fatale – come la Phyllis de “La fiamma del peccato” (“Double Indemnity”, Billy Wilder, 1944) – e personaggi da commedia di simpatia e bontà uniche, come la Katherine di “Colpo di fulmine” (“Ball of Fire”, Howard Hawks, 1941). Forse per questo Barbara mi viene in aiuto oggi che devo rispondere a questa tua richiesta un po’ paradossale, un film per il tuo “Natale di Schrödinger” che sia sarcastico e al contempo adorabile, eccetera eccetera, e quindi eccoti il mio asso nella manica: “Christmas in Connecticut” – in italiano “Il sergente e la signora”, che non ha alcun senso – una commedia del 1945 basata su un racconto di Aileen Hamilton, scritta da Adele Comandini e Lionel Houser e diretta da Peter Godfrey. La protagonista è Elizabeth Lane (Barbara Stanwyck), una scrittrice newyorkese single che all’inizio del film vediamo nel suo appartamento di Manhattan riscaldato da un termosifone malmesso, intenta a scrivere della sua immaginaria casa in campagna in Connecticut dotata di caminetto – nonché di suo marito e del suo bambino, personaggi ugualmente di fantasia – in uno dei suoi articoli di finta autobiografia pubblicati su di una rivista femminile (ispirata a “Ladies’ Home Journal”) nella sua famosa rubrica “Diario di una casalinga”, con cui si è resa celebre come moglie, madre e – fatto non poco importante – cuoca modello. Come avrai capito, Elizabeth non sa neanche cucinare, e le ricette che include nella sua rubrica le vengono fornite dal suo amico e “zio onorario” Felix Bassenak (S. Z. Sakall), uno chef ungherese proprietario di un ristorante che spesso le porta ottimi pasti in regalo e si prende, in generale, cura di lei. Elizabeth vive serenamente da sola e ha molti amici, tra cui John Sloan (Reginald Gardiner), che spesso le propone il matrimonio senza successo. Il lavoro di scrittrice le permette l’indipendenza economica e anche di farsi qualche regalo, come una pelliccia di visone che da anni si era promessa, come racconta all’amico: “Sai, Felix, è molto importante mantenere le promesse, specialmente quelle fatte a sé stessi”. Nemmeno l’editore della rivista è a conoscenza dell’enorme distanza tra l’ideale femminile americano protagonista degli articoli di Elizabeth Lane e la donna reale che li scrive, e il castello di carte rischia di cadere per un complicato equivoco che coinvolge Jefferson Jones (Dennis Morgan), il sergente del titolo italiano, appena tornato in patria dalla guerra e come Elizabeth per nulla desideroso di sposarsi, ovviamente destinato a diventare l’eroe romantico della situazione. Per evitare che l’inganno della rubrica venga a galla, la nostra protagonista si ritrova allora in una vera fattoria del Connecticut, di proprietà di John Sloan, con un finto marito, un finto bambino via via interpretato da poppanti diversi e una vera mucca. Per la cucina, si porta dietro Felix, il mio personaggio preferito, destinato a nutrire tutti con il suo gulasch e altre prelibatezze, nonché a risolvere la vita sentimentale della sua protetta, che appare piuttosto inetta in questo ambito della vita. “Christmas in Connecticut”, cara Stefania, è un film divertentissimo, tanto che te lo consiglierei anche soltanto per questo, ma, poi, ha anche la giusta dose di ironia sul Natale, la famiglia tradizionale e la donna come “angelo del focolare”, allo stesso tempo è pervaso da uno spirito gioioso e guarda con affetto agli esseri umani e ai sentimenti, di amicizia e di amore. È davvero un film natalizio, pur prendendo grandemente per il culo il Natale. Penso quindi di essere riuscita nella mia prescrizione, anche se dovrai essere tu a darmi conferma dopo la visione, sul tuo Il Mare nel Cassetto. Mi raccomando, fammi sapere!
Un abbraccio, tua
Cinema Fermo Posta


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